Pensioni in Italia e in UK: differenze

Grafico comparativo tra pensioni nel Regno Unito e in Italia.

Con Mario Compagnoni di Investire in UK abbiamo approfondito le differenze più rilevanti tra i sistemi pensionistici di Regno Unito e Italia, analizzando sia gli strumenti pubblici sia le forme di previdenza privata. Un’analisi che mette in luce come modelli culturali, normativi e fiscali diversi influenzino le scelte dei lavoratori e le prospettive di sicurezza finanziaria futura.

Quando si parla di pensioni, ogni Paese ha sviluppato sistemi differenti per garantire sicurezza economica ai propri cittadini una volta che smettono di lavorare.

Nel Regno Unito, il sistema si divide tra pensione pubblica garantita dallo Stato e pensioni private basate su contributi o su un reddito definito. In Italia, invece, il sistema si fonda su tre pilastri: la previdenza pubblica obbligatoria, la previdenza complementare collettiva e quella individuale.

In questo articolo confronteremo le principali caratteristiche di ciascun modello, evidenziando similitudini, differenze e strumenti a disposizione dei lavoratori per pianificare il proprio futuro.

Le pensioni UK si dividono in State Pension, il sistema pubblico garantito dallo Stato, e le pensioni private, che comprendono Defined Contribution (DC) e Defined Benefit (DB). La differenza chiave è la certezza del reddito: la State Pension offre un importo minimo garantito, le DB un reddito futuro definito basato su stipendio e anni di servizio, mentre le DC dipendono dai contributi versati e dalla performance degli investimenti.

State Pension – la pensione pubblica

La State Pension viene erogata a chi accumula tra 10 e 35 anni di contributi Nazionali (NICs), a seconda del tipo di pensione (Basic o New State Pension). Gli anni mancanti possono essere colmati con contributi volontari. L’importo non è legato al reddito finale, ma offre una sicurezza minima garantita dallo Stato.

Pensioni private – DC e DB

Le pensioni DC si basano su contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro, investiti in un fondo individuale: l’ammontare finale dipende da contributi, performance e durata dell’accumulo. I contributi godono di tax relief e possono essere ottimizzati tramite salary sacrifice, meccanismo con cui il lavoratore rinuncia a parte dello stipendio lordo in cambio di un incremento dei contributi pensionistici, riducendo l’imponibile fiscale. Il totale dei pension contributions (contributi combinati) è soggetto all’Annual Allowance, con possibili opzioni di carry forward per anni non utilizzati.

Le pensioni DB garantiscono un reddito definito al pensionamento, calcolato su stipendio e anni di servizio, e possono essere not Funded, Funded o Notionally Funded, con rischio principalmente a carico del datore di lavoro o Stato.

I pilastri della previdenza In Italia

In Italia, il sistema pensionistico si regge su tre pilastri che ne definiscono la struttura.

Il primo pilastro è la previdenza obbligatoria, il sistema pubblico che garantisce la base della pensione per la maggior parte dei lavoratori.

Il secondo pilastro è la previdenza complementare collettiva, fatta di fondi pensione professionali pensati per chi vuole integrare il proprio assegno attraverso un risparmio condiviso.

Infine, il terzo pilastro è la previdenza complementare individuale, un insieme di strumenti flessibili che ciascuno può scegliere per costruire risorse extra per il futuro.

1° PILASTRO Previdenza pubblica obbligatoria

La previdenza pubblica obbligatoria in Italia rappresenta il primo pilastro del sistema pensionistico, garantendo protezione economica ai lavoratori. Per i dipendenti privati e pubblici, la gestione è affidata all’INPS, che raccoglie i contributi obbligatori e eroga le pensioni di base, insieme ad altre forme di tutela come invalidità, maternità e disoccupazione. I liberi professionisti invece sono iscritti a casse professionali, enti privati con finalità pubblica, specifici per categorie come geometri, ingegneri, architetti, medici, avvocati, notai e commercialisti. In questo modo, il sistema pubblico obbligatorio copre tutte le principali categorie di lavoratori, assicurando un trattamento pensionistico adeguato a ciascuno.

2° PILASTRO Previdenza complementare collettiva

In Italia, i fondi pensione collettivi permettono ai lavoratori di integrare la pensione pubblica attraverso il risparmio condiviso. Si distinguono principalmente in due categorie. I fondi negoziali sono destinati a gruppi specifici di lavoratori e nascono dalla contrattazione collettiva, sia a livello nazionale sia aziendale; ad esempio, il Fondo Cometa è rivolto ai lavoratori del settore metalmeccanico. I fondi pensione preesistenti, invece, sono stati istituiti prima del 1993 e accolgono anch’essi solo adesioni collettive. Entrambi offrono un modo strutturato per pianificare il futuro, spesso con contributi aggiuntivi del datore di lavoro.

3° PILASTRO Previdenza complementare individuale

In Italia, la previdenza complementare individuale offre soluzioni flessibili per chi vuole costruirsi una pensione integrativa in autonomia. Tra le principali opzioni ci sono i fondi aperti, offerti da banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio o di intermediazione mobiliare, che possono raccogliere sia adesioni individuali sia collettive. I Piani Individuali Pensionistici (PIP), invece, sono prodotti assicurativi pensati esclusivamente per adesioni individuali e permettono al singolo di scegliere la propria strategia di investimento e accumulo per il futuro. Entrambe le soluzioni rappresentano strumenti pratici per pianificare la pensione oltre il sistema pubblico obbligatorio.

Sebbene Regno Unito e Italia abbiano approcci diversi alla previdenza, entrambi offrono strumenti per costruire una pensione sicura ma anche una vecchiaia serena. Nel Regno Unito, la combinazione tra State Pension e pensioni private (DC o DB) permette di modulare il proprio risparmioo e beneficiare di agevolazioni fiscali, mentre in Italia il sistema a tre pilastri consente di integrare la previdenza pubblica con fondi collettivi o soluzioni individuali flessibili. Conoscere le regole, i contributi richiesti e le opportunità di ottimizzazione è fondamentale, sia per chi vive in uno dei due Paesi sia per chi sta pensando a un trasferimento.

Autori 

Salvatore Longo 

Mario Compagnoni 



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